Membro del consiglio direttivo della Raiffeisen Vermögensverwaltungsbank AG
Numerosi investitori benestanti, in seguito alla crisi del debito sovrano, si sono buttati sui metalli preziosi,su immobili e divise come il franco svizzero, oppure preferiscono i libretti di risparmio. L'elevata volatilità sui mercati azionari porta facilmente a dimenticare l'importanza di un portafoglio diversificato.
»ulteriori informazioniA causa dei nostri lavori interni per la chiusura dei conti annuali con data di riferimento 31.12.2011 e del passaggio ad un nuovo sistema di elaborazione dei dati, potete accedere ai dati del vostro portafoglio aggiornati fino al 31.12.2011. Sarà nostra cura concludere i nostri lavori nei tempi più rapidi. In seguito, naturalmente, avrete di nuovo a disposizione come al solito tutti i vostri dati aggiornati.
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Titoli a dividendo come nicchia attrattiva
Dopo il famoso rialzo dei mercati azionari nel 2009 che ha fatto crescere la fiducia degli investitori, all'inizio dell'anno in corso è riemerso un senso di disillusione, quando sono spuntati dubbi circa la tenuta della ripresa economica e sono balzati al centro dell'attenzione gli enormi deficit di bilancio di singoli paesi. Se nelle ultime settimane le acque si sono un po' calmate, rimane comunque un margine di insicurezza, in aggiunta al fatto che il panorama del mercato nel 2010 assume contorni estremamente complessi.
Agli investitori conviene pertanto trovare delle nicchie che consentano loro di prendere parte alla ripresa economica e nel contempo di limitare i rischi, per non essere colpiti troppo duramente da contraccolpi inevitabili. Una di queste nicchie è costituita dai titoli a dividendo. Le prospettive per i titoli a dividendo di buona qualità sono nettamente migliori di quanto non appaia attualmente nella percezione comune. Le azioni, infatti, considerate in generale, dopo il rialzo del 2009 non possono più essere definite a buon mercato. I bond societari a loro volta continuano ad essere considerati attrattivi, ma non tutti vogliono esporsi al rischio di una recessione che potrebbe ripresentarsi e colpire in modo particolare questa classe di asset. Rimangono ancora i titoli di stato, ma – come già ricordato all'inizio – proprio le ultime settimane hanno evidenziato che non possono più essere considerati incondizionatamente un porto sicuro.
I titoli a dividendo di grandi imprese operanti a livello internazionale meritano quindi una riflessione: permettono di sfruttare la crescita dei paesi emergenti e anche la sicurezza di una grande impresa, in grado di generare un flusso di cassa stabile e sano. Il periodo che segue a una recessione, quando l'economia si rimette lentamente in moto, è considerato tipicamente attrattivo per i titoli con forti dividendi. E proprio adesso, dopo gli spasmodici risparmi sui costi dell'ultimo anno, molte imprese dispongono di elevate riserve di liquidità, senza sentirsi in obbligo di operare investimenti. Tutto lascia presagire che le prospettive per i dividendi e il loro tasso di crescita non siano cattive.
Concentrarsi per questa ragione unicamente ed esclusivamente su imprese con il massimo rendimento dei dividendi potrebbe rivelarsi una falsa conclusione. In effetti questo potrebbe anche essere la conseguenza, ad esempio, di una quotazione delle azioni che ha subito un ribasso e potrebbe non aver niente a che fare con la solidità dell'impresa. Pertanto è consigliabile l'impiego di fondi d'investimento che siano incentrati sulla selezione di imprese che staccano dividendi. Questi fondi si distinguono frequentemente nel loro focus su regioni e settori, il che offre agli esperti di investimenti ulteriori possibilità di ottimizzazione.
Complessivamente nei titoli a dividendo si trovano attualmente possibilità d'investimento attrattive. Con una strategia d'investimento oculata si aprono qui opportunità estremamente interessanti sul terreno del rapporto rischio/rendimento.
